LE RADICI OCCULTE DELLA SOCIETA’ MODERNA

 di Enrico Montermini

 

Il filosofo tedesco Nietzsche sintetizzò in tre parole il dramma esistenziale dell’uomo moderno: “Dio è morto”. L’Occidente sta agonizzando sotto il peso della ribellione alle leggi, alle tradizioni, alla morale e persino alla propria storia. L’uomo moderno cade nell’abisso senza fondo di una fallace libertà che tutto pretende, ma nulla restituisce in cambio. Il nichilismo nega tutti i valori del passato senza riuscire a sostituirli con nuovi valori. Cosa resta dunque? Per Emanuele Severino si afferma il trionfo della tecnica sull’uomo, per Pier Paolo Pasolini il consumismo: due risposte intelligenti, ma incomplete. Entrambe, infatti, partono dal concetto che il nichilismo sia il prodotto del razionalismo e del positivismo e suggeriscono che la morte di Dio sia irreversibile. In realtà non è così: le radici del nichilismo, come tenterò di dimostrare in questo articolo, vanno ricercate nel pensiero magico, che è anch'esso un'espressione di religiosità.

 

Nietzsche nell’interpretazione di Jung

Intendo approcciare il problema del nichilismo nietzschiano attraverso le originali osservazioni dello psicanalista svizzero Carl Jung. Questi postulava l'esistenza di un inconscio della razza, che si trasmetterebbe per via ereditaria nei popoli e che nel caso dei tedeschi sarebbe incentrato sulla figura archetipica di Wotan. A suo parere nel popolo tedesco, celato sotto una patina superficiale di cristianesimo, si nasconderebbe l’immagine potente dell'antico dio della “caccia sfrenata”, la divinità bellicosa che tutto scuote come un vento impetuoso, che suscita passioni incontrollate, maestro  superbo di magia e di illusione. La figura nietzschiana dello Zaratustra sarebbe per Jung l’espressione poetica di Wotan.


Tra il 1863 e il 1864, nel suo poema Al Dio Ignoto, Nietzsche aveva descritto per la prima volta l'archetipo di Wotan:
Conoscerti voglio, o Ignoto,

Tu, che mi penetri nell’anima
E mi percorri come un nembo,
Inafferrabile congiunto!
Conoscerti voglio e servirti!
 
Venti anni dopo, nella sua Al Vento Maestrale, Nietzsche era ancora posseduto dallo stesso archetipo:
 
Vento maestrale, cacciatore di nubi
che uccidi la tristezza e spazzi i cieli,
Rabbioso vento di tempesta, come ti amo!
Non siamo noi due forse
di un unico grembo, sempiterni predestinati
A un’unica sorte?


Nel ditirambo noto come Il Lamento di Arianna, il filosofo appare ancora vittima del dio-cacciatore:

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall’oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto – dio…
Jung analizza un sogno del giovane Nietzsche come se si trattasse di uno dei tanti pazienti tedeschi, che gli raccontavano analoghe esperienze oniriche: 
Questa notevole immagine di Dio-cacciatore non è una semplice figura ditirambica di parole, ma si basa su un’esperienza che Nietzsche ebbe a quindici anni, a Pforta. È descritta in un libro dalla sorella di Nietzsche, Elizabeth Foerster-Nietzsche. Mentre stava vagando in un bosco cupo di notte, era terrorizzato da un ‘urlo agghiacciante da un vicino manicomio’, e subito dopo si trovò faccia a faccia con un cacciatore le cui ‘caratteristiche erano selvagge e inquietanti’. Mettendosi il fischietto alle labbra ‘in una valle circondata da macchia selvaggia’, il cacciatore ‘soffiò, un colpo così acuto’ che Nietzsche perse conoscenza – e si svegliò di nuovo in Pforta. Era un incubo. È significativo che nel suo sogno, Nietzsche, che in realtà intendeva andare a Eisleben, città di Lutero, discuteva con il cacciatore sulla questione di andare invece a ‘Teutschenthal’ (Valle dei tedeschi). Nessuno che sia dotato di orecchie può fraintendere il fischio stridulo del dio della tempesta nel bosco notturno.


Jung credeva che il quindicenne Nietzsche avesse incontrato in sogno l’archetipo di Wotan sotto le sembianze di “dio della caccia selvaggia”, ma senza riconoscerlo. Nietzsche infatti aveva una conoscenza approssimativa della mitologia germanica. La sua formazione era quella di un filologo greco. Per questo ammantò quell’inquietante “dio sconosciuto” sotto le vesti classiche di Dioniso. Tuttavia, malgrado tutti i camuffamenti, Nietzsche - a giudizio di Jung - sarebbe stato posseduto dalla frenesia wotanica allo stesso modo dei giovani del movimento del Wandervogel, antesignani degli hippies, e dei seguaci di Adolf Hitler, che suscitò un'ondata di isteria collettiva presentando sé stesso come l'incarnazione vivente dell'archetipo di Wotan. Fu per questo che le opere nietzschiane furono considerate come la profezia  dell'epifania del Fuhrer e della redenzione della Germania per mezzo del nazionalsocialismo.
Credo che in queste osservazioni dello psicologo svizzero possano trovarsi le chiavi per comprendere le ragioni dell’amicizia e poi della rottura tra Nietzsche e Wagner. Entrambi erano attratti dalle radici magiche degli archetipi della psicologia del popolo tedesco, ma il loro percorso umano e culturale a un certo punto si divise.
 
L'universo mitico germanico
Per Wagner il mito antico era il primigenio porsi cosciente dell'uomo sociale nei confronti del mondo. Attraverso il mito la collettività dava forma concreta e spessore artistico alla sua intuizione della realtà. Il mito lasciava emergere i conflitti sociali, che la realtà aveva cristallizzato nelle forme dello Stato. Poiché lo Stato negava l'aspirazione dell'individuo alla piena realizzazione di sé, la Libertà poteva realizzarsi solo in seguito alla completa sovversione delle leggi e dell'ordine costituito. Il compito del poeta era quello di dar voce, in forma artistica, a tali istanze, già presenti nel mito. Coerentemente con le sue idee anarchiche, Wagner aveva collaborato con Bakunin all'organizzazione dei moti rivoluzionari di Dresda nel 1848.
 
Proprio nel 1848 Wagner pensò per la prima volta a una rappresentazione teatrale del patrimonio mitico degli dei germanici ossia dell'inconscio collettivo della razza tedesca (per usare termini junghiani). L'artista era così consapevole dell'operazione magica che stava compiendo, da mettere da parte il poema nazionale tedesco, il Nibelungenlied, che considerava corrotto (fu composto in età cristiana), per rifarsi ai ben più antichi carmi scandinavi dell'Edda (alcuni dei quali scritti addirittura in età pagana). Questa fu la genesi della tetralogia L'anello del Nibelungo.
Wagner intese rappresentare un mito, inteso come trasfigurazione trascendente delle vicende umane, come immaginario collettivo fuori dalla Storia e, contemporaneamente, come esegesi della Storia.
Nell'Uno liquido primordiale non esistevano i concetti di bene e di male, di lecito e di illecito. La nascita dei tre ordini di Esseri - Dei in cielo, Giganti sulla terra, Nani (o Nibelunghi) sotto terra - rappresentava già essa stessa una violazione dell'equilibrio, che per essere regolata necessitava quindi di leggi arbitrarie. La lancia di Wotan recava incise le rune degli antichi patti, le leggi che tutti in primis gli stessi Dei avrebbero dovuto rispettare. Tuttavia, nel momento in cui la volontà individuale del Dio si trovò a contravvenire al dovere socialmente stabilito, Wotan sognò un uomo nuovo, completamente libero, padrone di se stesso e del suo destino: Sigfrido. Questo eroe avrebbe infranto la lancia con la sua spada, dando così inizio agli accadimenti che avrebbero portato al crepuscolo degli Dei e alla nascita del mondo degli Uomini liberi.
Come appare chiaramente, i personaggi wagneriani erano inizialmente creature "al di là del Bene e del Male", figure eroiche che ben rappresentavano il mito del Super-uomo nietzschiano, con la sua volontà di potenza e l'infinito egocentrismo. Il Super-uomo, tuttavia, era solo un pallido riflesso di quell'archetipo wotanico, che invece il primo Wagner seppe cogliere pienamente nella sua essenza.
 
A un certo punto tra il filosofo e l'artista qualcosa si spezzò. Nietzsche infatti giudicò l'atto finale della tetralogia wagneriana decadente:
Sigfrido e Brunilde; il sacramento del libero amore; lo schiudersi dell'età dell'oro; il crepuscolo degli dèi dell'antica morale - il male è liquidato... Per lungo tempo la navicella wagneriana tenne allegramente questa rotta. Nessun dubbio che Wagner cercasse per questa via la sua meta suprema. - Che cosa accadde? Una disgrazia. La navicella s'incagliò; Wagner mise radici. Lo scoglio fu la filosofia di Schopenhauer; Wagner mise radici in un'opposta visione del mondo. Che cosa aveva messo in musica? L'ottimismo. Wagner se ne vergognò. Per di più era un ottimismo per il quale Schopenhauer aveva creato un cattivo aggettivo - l'ottimismo scellerato. Tornò a vergognarsene ancora una volta. Meditò lungamente, la sua situazione sembrava disperata... Infine cominciò a baluginargli dinanzi una via d'uscita: lo scoglio sul quale era naufragato, e se lo interpretasse come una meta, una riposta intenzione, il vero e proprio senso del suo viaggio? Naufragare lì - anche questa era una meta. Bene navigavi, cum naufragium feci... E tradusse l'Anello in stile schopenhaueriano. Tutto va storto, tutto va in sfacelo, il mondo nuovo è malvagio quanto l'antico. Il nulla, la Circe indiana va ammiccando... Brunilde, che secondo la primitiva intenzione doveva accomiatarsi con un canto inneggiante al libero amore, riempiendo il mondo di belle speranze in una utopia socialista... con la quale tutto diventa buono: ora ha qualcosa di diverso da fare. Deve innanzitutto studiare Schopenhauer; deve mettere in versi il quarto libro del Mondo come volontà e rappresentazione. Wagner era redento... Con tutta serietà, questa fu una redenzione. Il beneficio, di cui Wagner è debitore a Schopenhauer, è incommensurabile. Solo il filosofo della décadence diede all'artista della décadence lui stesso.
 
Wagner conobbe Il mondo come volontà e rappresentazione nel 1854, e ne rimase folgorato. Il pensiero di Schopenhauer offriva l'annientamento di sé e il distacco dal mondo materiale come risposta al nichilismo.  Da quel momento in poi il concetto di Weltschmerz, dolore del mondo, e la vacuità delle rappresentazioni e delle passioni terrene furono i punti cardinali per lo sviluppo futuro del pensiero wagneriano. Infatti nell'ultima stesura del Sigfrido, l'atto finale della tetralogia, era ben presente l'idea dell'annientamento eterno, della redenzione come ritorno all'Uno indivisibile e primordiale, l'allontanamento dal quale rappresentava il vero peccato originale.
L'originario progetto wagneriano prevedeva il sorgere radioso dell'umanità dal crollo del Walhalla, che portava con sé la fine del mondo mitico degli dei germanici. Il risultato finale si presentò invece come una catastrofe nella quale nemmeno gli esseri umani avevano più importanza. Le azioni di Wotan, che avevano avviato la vicenda, concorrevano a questo risultato di cui Sigfrido, l'Uomo, era ora soltanto il mezzo, non già il fine.
Tanta rassegnazione fu rigettata con disprezzo da Nietzsche, perché si poneva in antitesi all'ideale eroico ed egocentrico del Super-uomo. Wagner però era consapevole dell'operazione magica che stava compiendo e ciò spiega il ripiegamento della sua poetica - dopo un lungo travaglio spirituale - su un piano che Nietzsche non poteva discernere, non avendo egli riconosciuto la natura di quel "dio sconosciuto" che lo possedeva.
 
L'ultimo Wagner mise da parte gli ideali politici rivoluzionari e si fece cantore, per l'intero Deutsches Wolk, di un'idea metafisica che ora guardava al mito come all'oscurità sacralizzata ed immobile di un mondo fuori dal tempo e dalla volontà, in cui per agire bisogna essere compassionevoli, sapienti, puri e soprattutto folli. Come Parsifal.
 
L'eresia ebraica dei Sabbatei Frankisti
Il nichilismo nella società ebraica ha origine dall’esperienza religiosa della setta eretica dei sabbatei frankisti. Correva l’anno 1665 quando rabbi Nathan di Gaza annunciò al mondo l’arrivo del Messia predetto dai profeti: Sabbatay Zevi. Questi era un predicatore itinerante con una preparazione rabbinica e notevoli competenze nel campo della Kabballah, ma era anche affetto da gravi turbe psichiche. L’apparizione del Messia scosse le comunità ebraiche dal Vicino Oriente fino alla Polonia, all’Olanda e alla Gran Bretagna. Le aspettative che suscitò erano incredibili: ci si attendeva una catastrofe universale dalla quale sarebbe sorto un mondo nuovo, dominato dall’autentica Legge di Yahweh, e il ritorno degli Ebrei nella terra di Sion. L’esperienza messianica di Sabbatay Zevi finì nel 1666 quando il Sultano lo pose di fronte all’alternativa di abiurare il suo credo o subire il martirio.
L’apostasia del Messia fu uno shock per milioni di ebrei: molti di loro rifiutarono di arrendersi alla realtà e di conseguenza elaborarono attorno a questo fatto una nuova teologia. I sabbatei predicarono che il Maestro doveva immergersi nel fondo dell’abisso per liberare le scintille della divinità che vi erano rimaste imprigionate a seguito di un cataclisma cosmico avvenuto al tempo della creazione. Le leggi della Torah – che essi chiamavano Torah scritta – non valevano per il Messia, che agiva in base alla Torah vivente – cioè lo spirito della Legge – che era nota solo a Dio e che si sarebbe rivelata agli uomini solo nel Giorno del Signore.
I Sabbatei si ribellarono all’autorità rabbinica e violarono scientemente le sue leggi, dando luogo a “strani atti” come il consumo di alimenti proibiti e il rifiuto di celebrare certe feste. La fama di peccatori e di libertini che fu loro affibbiata si deve però alla pratica di veri e propri rituali di magia sessuale. Queste pratiche magiche si basavano, a quanto sembra, su più antichi culti pagani dedicati alla dea Cibele, la Grande Madre, che erano sopravvissuti in segreto sia alla cristianizzazione sia all’islamizzazione in alcune aree dell'Anatolia.
 
Alla luce di quanto ho fin qui esposto, non stupisce che i seguaci di Sabbetay Zevi fossero considerati come eretici dalle autorità rabbiniche. Il loro culto esaltava il principio della a-nomìa, ossia la negazione di ogni legge o regola, che nelle sue forme più estreme si caratterizzò come un vero e proprio culto nichilistico, al centro dei quale si ergevano le figure dei vari maestri che si proclamavano reincarnazioni del Messia Sabbetay Zevy.
Tra questi il più noto è Jacob Frank, ebreo polacco cresciuto in una famiglia sabbatea, che nel 1759 si convertì con i suoi primi seguaci alla religione cattolica. In realtà egli odiava in egual modo e il clero cattolico e i rabbini. Frank incentrò i riti sabbatei sulla figura della figlia Eva, che a suo dire reincarnava l’aspetto femminile della divinità e che cercò in qualche modo di collegare a quel culto mariano che è particolarmente popolare in Polonia anche ai giorni nostri.
La sua sete di potere e il gusto per l'intrigo non avevano limiti. Egli brigò con emissari russi e austriaci per mettere fine all'indipendenza del Regno di Polonia, poi istigò la corte di Vienna a muovere guerra all'Impero ottomano. Fomentando questi intrighi, che provocarono la morte di migliaia di esseri umani, il sedicente Messia sperava di fondare da qualche parte un regno ebraico e di diventarne il re. L'ascendente che esercitava sui suoi seguaci e le idee radicali facevano di lui un uomo politico così pericoloso da indurre le autorità a tenerlo sotto stretta sorveglianza.
Alla vigilia della Rivoluzione francese Frank trasferì la sua piccola corte a Offenbach, un sobborgo di Francoforte, per meglio sorvegliare l'evolversi della situazione. Almeno uno dei leader della Rivoluzione era un suo agente, come vedremo tra poco. Tuttavia la sua morte improvvisa, il 10 dicembre 1791, colse di sorpresa i seguaci. Essi attendevano il cataclisma cosmico dell'Apocalisse, che non si era compiuto: a quel punto costruirono il mito di Jacob Frank come Dio incarnato e come Messia nascosto, che sarebbe ritornato alla fine dei tempi per portare a compimento le sue promesse.
Quando Eva Frank assunse la guida del movimento, questo comprendeva centinaia di migliaia di fedeli e  riceveva donazioni da tutta Europa e persino dall'America. Queste donazioni arrivavano alla corte di Offenbach sotto forma di lettere di cambio, che poi venivano convertite in monete d'oro presso la banca di Amschel Mayer Rothschild di Francoforte.
In ordine di importanza il più alto dignitario della Setta era in quel momento Moses Dobrushka, cugino di Eva Frank. Questi era uno dei più alti esponenti della società segreta dei “Fratelli di San Giovanni d’Asia in Europa", che aveva infiltrato la massoneria, sia quella regolare sia quella martinista; probabilmente era anche affiliato agli "Illuminati di Baviera". Moses Dobrushka cambiò il suo nome di Junius Frey e diventò uno dei più famosi capi della Rivoluzione francese. Fu coinvolto nel Terrore giacobino. Successivamente fu accusato di essere una spia della corte di Vienna e morì ghigliottinato con Danton.

Tra Otto e Novecento il movimento dei Sabbatei Frankisti si divise in vari filoni. Alcuni gruppi si convertirono esteriormente al cristianesimo, altri all’Islam e altri ancora rimasero fedeli al giudaismo. Tutti, però, praticavano in segreto gli stessi riti, riconoscevano in Sabbetay Zevi e in Jakob Frank l’incarnazione di Dio, si organizzavano in comunità chiuse, dove vigeva il segreto, e separate dal resto della popolazione.
Coloro che abbandonarono la setta per abbracciare sinceramente al cristianesimo furono le avanguardie dal fenomeno dell'assimilazione degli ebrei nelle società laiche dell'Europa moderna.
Invece i membri dell’ala moderata del movimento continuarono a vivere secondo i principi della Legge mosaica, ritenendo che solo il Messia, che portava in sé la Torah vivente, era autorizzato a trasgredirli. Da questa corrente sorse il giudaismo riformato.
Infine i seguaci dell’ala radicale giunsero a sostituire Dio con un vero un proprio culto nichilistico. Furono gli ispiratori di dottrine materialiste come il marxismo, ma anche di certe forme di sub-cultura neo-pagana o satanista - più o meno velate - che vengono oggi diffuse dall'industria musicale americana e dai film di Hollywood.
 
L'universo mitico ebraico
La teologia dei Sabbatei si fondava sull’autorità della Kaballah, secondo la quale Dio si sarebbe ritirato per fare posto al Nulla cosmico, che avrebbe poi riempito del contenuto della Creazione attraverso l’emanazione dei suoi attributi divini. Esisterebbe quindi un movimento ritmico di contrazione ed espansione della divinità, simile al respiro degli esseri viventi.
Gli attributi della divinità sarebbero stati contenuti all’interno di vasi, che andarono in frantumi disperdendosi nel mondo della materia. Da allora tutte le cose sono al posto sbagliato e il mondo è sotto sopra. Dio avrebbe riparato i vasi e nel giorno dello Shabbat tutto sarebbe ritornato a posto, se non fosse stato per il peccato di Adamo: i vasi furono rotti di nuovo e l’essere umano precipitò dalla condizione adamitica di essere spirituale, che possedeva in sé la Legge vivente, nella nuova condizione di essere finito legato al mondo materiale.
 
I Sabbatei presero queste dottrine cabalistiche e le arricchirono di elementi gnostici: nacquero così una Causa Prima, che si ritirava per far posto al Dio della Creazione, il quale si manifestava attraverso le scintille della divinità che erano rimaste imprigionate nel mondo della materia. Si trattava, insomma, di una strana trinità. A sua volta il dio della Creazione, Yahweh, aveva un duplice aspetto, poiché esistevano un aspetto maschile della divinità e uno femminile, di cui i Sabbatei Frankisti immaginavano un'unione carnale.
Anche la Torah – intesa nel senso di Legge scritta – era il prodotto del mondo materiale, il frutto avvelenato dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Infatti la vera Torah, quella spirituale – ossia la Torah vivente – apparteneva all’Albero della Vita, che stava al centro dell’Eden; questa Legge si sarebbe manifestata solo nel Giorno del Signore, al termine di un cataclisma cosmico che avrebbe rimesso tutte le cose al loro posto. Questa idea di una catastrofe apocalittica che avrebbe rinnovato il mondo è patrimonio comune di tutto l'ebraismo. La missione del Messia era quella di mettere in moto l'intero processo cataclismatico: ciò, per i Sabbatei, significava la sua immersione nell'abisso del peccato per liberare dai loro “gusci” le scintille della divinità.
 
 
Conclusioni
Forse, come sostiene Jung, l’uomo moderno è stato catapultato nel mondo della tecnologia prima di aver affrontato e superato i problemi posti dall’inconscio della razza, che si sono sedimentati nel corso di migliaia di anni nella psicologia dei popoli. A mio avviso fu l'isteria collettiva prodotta dall'emergere degli archetipi di Wotan e di Yahweh, astutamente sfruttata da uomini politici senza scrupoli, che gettò l'Europa nella tragedia della Seconda guerra mondiale.
Allorché Hitler comparve sulla scena politica incarnando l'archetipo di Wotan, il popolo tedesco si sottomise a lui con una fede mistica. Il nazionalsocialismo fu l'irrompere dell'archetipo wotanico nell'apollinea società europea. Su questa coscienza, a lungo sopita e improvvisamente destatasi, fece leva la propaganda del dott. Goebbles per scatenare il furor teutonicus di milioni di soldati tedeschi, che spazzarono l'Europa dalla Tracia al Mar Baltico come il dio del vento impetuoso delle saghe nordiche.
A Est, intanto, si preparava una nuova tempesta. Qui Lenin, Trotskij e gli altri rivoluzionari ebrei che dal 1917 si erano impadroniti della Russia avevano evocato l'archetipo di Yahweh. Lo avevano tratto dall'inconscio collettivo della razza degli Ashkenaziti, i cui progenitori, chiamati Kazari, milletrecento anni prima si erano convertiti al giudaismo e dominavano le steppe russe. Mettendo il pratica la legge del Talmud con la ferocia tipica degli Unni, dei Mongoli e di tutti i popoli nomadi dell'Eurasia, i Kazari soggiogarono gli Slavi pagani per secoli. Gli ebrei bolscevichi seguirono il loro esempio e ridussero in schiavitù le masse russe dopo aver sterminato la loro classe dirigente e dopo aver sostituito il culto cristiano con un neo-paganesimo scientista. Il marxismo, frutto avvelenato del nichilismo sabbateo franchista, fu il velo col quale i rivoluzionari mascherarono la natura dell'archetipo del terribile dio levantino della Guerra.
Come tanti novelli Messia, questi ebrei rinnegati prepararono con cura l'apocalisse cosmica, che avrebbe preceduto il Giorno del Signore ossia la distruzione dell'odiata civiltà occidentale cristiana - la "terra di Edom" o "Esaù", nel linguaggio dei Sabbatei Frakisti. La Seconda guerra mondiale, che il patto Molotov-Ribbentrop rese inevitabile, fu il traguardo finale di vent'anni di sforzi per destabilizzare l'Europa.
Negli Stati Uniti l'archetipo di Yahweh si nascondeva sotto le vesti rassicuranti del severo dio del calvinismo, una confessione cristiana che pone l'Antico Testamento sullo stesso piano del Nuovo. In questo Paese il materialismo ebraico attecchì ammantandosi ipocritamente dell'etica calvinista. Per mezzo di tale inganno i plutocrati ebrei plasmarono  la società puritana americana fino a trasformarla nella moderna società capitalista, che conosciamo.
Al tempo di Roosevelt, sotto la pressione della stampa sionista, tutte le finzioni furono messe da parte e si rivelò l'autentica natura dello spietato dio tribale levantino della Vendetta. Il bombardamento di Dresda, il piano Morghentau e i campi della morte di Eisenhower erano altrettante manifestazioni di questo archetipo. D'altronde "non è mai piacevole arrendersi al dio vivente" di un popolo straniero, ci ricorda Jung.

Il nichilismo assoluto, come abbiamo visto, non porta al trionfo della ragione, ma all'emergere di fantasmi, che credevamo sepolti in un lontano passato. Quando ci si immerge nell'abisso senza fondo del Non-essere, ciò che troviamo sono queste forze demoniache, gli archetipi che vivono all'ombra della civiltà moderna, che si fonda sul nichilismo più assoluto.
Io credo che il nichilismo abbia avuto la forza di "uccidere" Dio proprio perché è anch'esso una religione, sebbene spesso gli stessi nichilisti non ne siano coscienti. Di ciò parlo, purtroppo, con cognizione di causa, essendo stato a lungo uno stolto discepolo delle idee di Nietzsche.
A questo punto ripropongo l’interrogativo col quale Max Weber chiudeva il suo studio sull’etica protestante come modello della società capitalistica: i principi vigenti nella nostra società ci condurranno al più sfrenato materialismo o a una nuova religione, i cui caratteri ci sono ancora sconosciuti? La risposta non è così scontata. Con buona pace di Emanuele Severino e di Pier Paolo Pasolini.



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Commenti

  1. Montermini ha visto I film di Pasolini? Da alto TRADIMENTO !!!!!! Ha letto Nietzsche? Nemico giurato della chiesa cattolica!!! Capisce chi ci STA dietro a tutto ? Leggevo I titoli di coda dei film di Hollywood tutti produttori sceneggiatori case cinematografiche tutti EBREI ,banche pure ,e il popolino dorme ,montermini aiuti il popolino a svegliarsi

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  2. Montermini ha visto I film di Pasolini? Da alto TRADIMENTO !!!!!! Ha letto Nietzsche? Nemico giurato della chiesa cattolica!!! Capisce chi ci STA dietro a tutto ? Leggevo I titoli di coda dei film di Hollywood tutti produttori sceneggiatori case cinematografiche tutti EBREI ,banche pure ,e il popolino dorme ,montermini aiuti il popolino a svegliarsi

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    1. Lei ha assolutamente ragione. Hollywood è uno strumento di colonizzazione culturale.

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    2. Purtroppo è cosi caro Enrico....E chi lo afferma ( e lo dimostra) si becca subito l'etichetta di "fascista"; "nazista";antisemita" e minchiate varie....

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  3. E allora I film di buzzanca bombolo montagnani Thomas millan fantozzi pure dove l'italiano e' stupido volgare imbranato vile ecc chi pagava per girare quei film indecenti ? Bisogna saper fiutare il diavolo da lontano altrimenti si finisce per essere piu stupidi di un gregge di pecore . digitate :" ebrei & sionismo video " dura 2 minuti c' e anche LA musichetta

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    1. Cinecittà fu lo strumento del fascismo per diffondere nelle masse l'immagine dell'eroismo di un popolo bellicoso che cercava il suo posto al sole. Dopo la sconfitta bellica subentrarono i capitali americani, che erano disposti a finanziare solo tre progetti: uno era neorealismo, un altro la commedia all'italiana ed entrambe rappresentavano l'italiano miserabile, che poi era l'immagine che i padroni anglo-sassoni avevano degli italiani, che conoscevano sotto forma di immigrati. Il terzo tipo di progetto erano i grandi colossal americani ambientati nell'antica Roma: qui la propaganda si faceva più sottile, perché il mito della romanità veniva sfruttato per veicolare elementi della cultura americana. Si trattava di un'operazione di propaganda in grande stile per modificare l'immaginario collettivo degli italiani secondo i desideri dei conquistatori stranieri.

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  4. Montermini puo leggere "LA scuola dei cadaveri PDF " di Celine oppure "Bagatelle" di Celine sul sito "aaargh Italia " tutti libri censurati gratis,vedra' con occhi diversity tutto quanto ,stia pero attento li'/ da noi a reggio son comunisti teste di spillo

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  5. A mio avviso il nichilismo e' pensare che il nulla ...sia: ovvero scambiare il nulla con l'assenza di 'essere' ... identificandolo con il 'vuoto' dell' Essere. Quest'ultimo e' invece il deposito delle potenzialita' fenomeniche dell'Essere: e' la dimensione in cui si svolge lo Tzim/Tzum come 'luogo' in cui si manifesta l'Essere: e dunque il 'nulla' 'more parmenideo' non 'e' ... e' semplicemente la precondizione del manifestarsi dell'Essere ( Primo ), del suo svolgersi in totalita' significativa perche' divenuta 'apparente' nel campo dell' 'essere'. La metafisica diviene dunque ontologia delle 'forme' dell' Essere, la precondizione 'produttiva' delle forme d'essere individue: il 'nulla' quindi non appartiene all'Essere. E' il 'vuoto' d'Essere, il deposito delle sue forme.
    Politicamente, la violenza libera le forme dai 'gusci' entro cui erano avvolte, espandendole nello spazio ( sociale), purche' queste 'forme' siano gia' presenti in esse. Nella Rivoluzione russa non lo erano, tranne certe forme comunistiche agricole, molto enfatizzate dopo proprio percio'. La caduta degli stati comunisti dopo ' 89 e' stata dunque la caduta di forme artificiali, come la 'tenuta' del regime aveva da essere 'rinforzata' con la violenza proprio per colmare questa 'assenza' di essere. La violenza della rivoluzione russa puo' aver avuto inizio anche con un rito cabalistico preciso: https://www.maurizioblondet.it/lo-sterminio-dei-romanov-fu-omicidio-rituale-protesta-la-comunita-ebraica/, rito indispensabile alla rottura dei gusci.

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    1. Blondet scrive sempre cose molto interessanti. Tra gli ebrei ashkenaziti, in particolare quelli di lingua tedesca, esiste una lunga tradizione sui poteri curativi e magici del sangue. Cfr. Ariel Toaff, Pasque di sangue, il Mulino, 2007 (è la prima edizione: la seconda, datata 2008, è stata pesantemente censurata).

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